Ti svegli, fai due passi verso la cucina e il misuratore segna già una parola che non vorresti leggere a quest’ora: pressione alta. Non è solo un numero: è il modo in cui il corpo accende il giorno, e a volte lo fa con troppa foga.
Per molti, la pressione alta al mattino è una sorpresa amara. Eppure il corpo ha un copione preciso: all’alba rilascia adrenalina e altri ormoni per “spingere” il sistema in modalità attiva. È normale che la pressione del sangue salga un po’. Il problema nasce quando quei valori restano stabilmente oltre soglia. A casa, la misura considerata elevata in fascia mattutina è pari o superiore a 135/85 mmHg.
Un esempio concreto
Marco, 52 anni, alza il braccio, fascia il bracciale, aspetta in silenzio. Da settimane vede numeri più alti al risveglio rispetto al resto del giorno. Non ha cambiato dieta, non ha saltato terapie. Però russa forte, si sveglia stanco e ha quel cerchio alla nuca che sparisce solo a metà mattina. Una pista c’è già.
Perché la mattina spinge in alto i valori
Il ritmo circadiano aumenta tono dei vasi e frequenza cardiaca. Questo “surge” serve, ma in alcuni soggetti esagera: è la cosiddetta ipertensione mattutina. Una terapia troppo corta nelle ore notturne può “spegnersi” prima dell’alba. Se il farmaco non copre le 24 ore, i picchi ricompaiono presto. Le apnee notturne spezzano il sonno, riducono ossigeno e impennano la pressione a ondate. Al risveglio il valore resta più alto. Sale, alcol serale, stress e risvegli bruschi fanno il resto.
Quando diventa un rischio per il cuore
E qui sta il punto centrale: quando diventa un rischio per il cuore? I dati mostrano che gli eventi cardiovascolari maggiori tendono a concentrarsi nelle prime ore del giorno. Il picco mattutino, se persistente, aumenta il carico sulle arterie. Se ai numeri si sommano sintomi come mal di testa nucale, vertigini, offuscamento visivo o senso di peso al petto, il semaforo passa dal giallo al rosso. In presenza di diabete, malattia renale o precedente ictus/infarto, l’asticella del rischio si alza ancora.
Cosa fare, con metodo e senza allarmismi
Misura bene: seduto, schiena appoggiata, braccio all’altezza del cuore, niente caffè o sigarette da 30 minuti. Due misurazioni al mattino, appena sveglio e prima dei farmaci, per 3–7 giorni. È la base per monitorare. Se la media mattutina è ≥ 135/85 mmHg, parlane con il medico. Non cambiare da solo la terapia. Valuta il Holter pressorio 24 ore: chiarisce il profilo giorno-notte e smaschera i picchi. Possibili aggiustamenti da discutere: spostare la pasticca alla sera, usare farmaci a lunga durata, combinazioni a copertura continua, screening e trattamento delle apnee notturne. Stile di vita che incide: riduzione del sale (meglio sotto 5 g/die), cena leggera, alcol moderato e non tardi, sonno regolare, risveglio graduale, un bicchiere d’acqua al mattino, camminata di 10 minuti per “scaricare” la spinta.
Un dettaglio pratico spesso risolutivo
Correggere la taglia del bracciale. Un manicotto troppo piccolo falsifica in alto. Sembra banale, ma cambia la storia di molti diari pressori.
Nel caso di Marco
La diagnosi di apnea ostruttiva e il passaggio a una terapia davvero “h24” hanno spento i picchi. Il numero non è tutto, ma racconta una trama: come dormiamo, come respiriamo, come iniziamo la giornata. La ipertensione mattutina non chiede panico, chiede precisione. Tu, ogni mattina, ascolti il tuo corpo o ti limiti a guardare il display?



