Le chiamate spam stanno danneggiando la nostra salute: c’è chi rischia davvero grosso

Ormai sono diventate all’ordine del giorno, eppure nessuno immagina che le chiamate spam sono un pericolo per la salute: chi rischia veramente grosso.

Ogni giorno, decine di migliaia di pugliesi si ritrovano con un telefono che squilla senza sapere cosa aspettarsi. Numeri sconosciuti, prefissi mai visti, e quel dubbio fastidioso: rispondo o no? In un’era in cui le truffe telefoniche sono all’ordine del giorno, il timore di cadere vittima di un raggiro è diventato parte della quotidianità. Messaggi che parlano di “contattare con urgenza il CUP” si diffondono nei gruppi, notifiche che invitano a chiamare numeri sospetti si moltiplicano, e la paura di subire una truffa sembra arrivare prima della voglia di sapere chi c’è dall’altra parte.

chiamate spam
Le chiamate spam stanno danneggiando la nostra salute: c’è chi rischia davvero grosso – generaonlus.it

Tanti cittadini, cauti per istinto, lasciano scorrere via la suoneria senza rispondere, pensando di evitare un pericolo imminente. E c’è chi addirittura teme che rispondere a una di queste chiamate possa esporre il proprio numero a ulteriori attacchi di spam o frodi. In un contesto in cui lo scam è parte integrante delle conversazioni online, la diffidenza si trasforma in una barriera quasi automatica verso ogni squillo sconosciuto.

Il mistero dietro le chiamate ignorate

Negli ultimi giorni, però, qualcosa sta attirando l’attenzione dei cittadini ben oltre il semplice fastidio per chiamate indesiderate. Non si tratta soltanto di messaggi truffaldini o telefonate sospette: ciò che sta succedendo riguarda un fenomeno silenzioso ma potenzialmente importante per chi attende visite mediche. Sono centinaia, secondo dati regionali, le chiamate che non vengono affatto risposte. E non perché il numero sia oscuro o perché qualcuno voglia evitare il telefono: ma perché c’è il sospetto, forte e radicato, che si tratti di una frode.

donna a telefono
Il mistero dietro le chiamate ignorate – generaonlus.it

Tra il 9 e il 12 febbraio, infatti, nelle Aziende sanitarie locali (Asl) pugliesi sono state contattate oltre 10.000 persone per anticipare visite, esami diagnostici e persino ricoveri, nel quadro di un piano straordinario per ridurre le liste d’attesa. Di queste, circa 1.200 risultano irreperibili: numeri che non rispondono, citofoni silenziosi, telefoni che ignorano la chiamata. Un fenomeno che va oltre il semplice “non rispondere”: molti degli assistiti hanno dichiarato di aver già effettuato esami altrove oppure di non voler posticipare le date già fissate.

Le istituzioni sanitarie, dal canto loro, cercano di rompere questo muro di diffidenza con messaggi chiari e diretti: se il telefono squilla da un numero con un determinato prefisso o se l’operatore si presenta come appartenente alla ASL, la chiamata è legittima, e rispondere potrebbe significare ottenere la prestazione prima di quanto previsto. Viene ribadito, inoltre, che in tali conversazioni non vengono mai richiesti dati sensibili: nessuna informazione personale o sanitaria che possa essere utilizzata per truffe.

Dietro ogni numero che non risponde, quindi, non c’è soltanto la paura del raggiro. C’è una popolazione che prova a orientarsi tra esigenze di salute, campagna di sensibilizzazione e un senso di sfiducia profonda nei confronti dei mezzi di comunicazione moderni. Per le Asl, il problema è doppio: oltre a combattere liste d’attesa troppo lunghe, devono ora lottare anche contro lo scetticismo di chi – pur avendo diritto ad anticipi importanti – semplicemente non risponde.

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