Cammini, senti quel “click” al ginocchio e pensi che sia l’età. In realtà spesso è un messaggio chiaro: le tue articolazioni chiedono manutenzione. Non serve una bacchetta magica. Serve costanza, scelte semplici, un piatto che lavori in silenzio contro l’attrito interno. Qui trovi il “tagliando” alimentare che spegne l’infiammazione e rimette in moto la fluidità dei gesti quotidiani.
Il corpo parla attraverso la rigidità e il dolore. Non sempre è usura. Spesso è infiammazione a bassa intensità. Il cibo tocca questo meccanismo. Modula ormoni, citochine e il microbiota. La scienza è chiara: un’alimentazione di tipo mediterraneo riduce marker come la CRP. Piccoli gesti fanno la differenza. Anche il peso. Per ogni chilo perso, il ginocchio scarica circa quattro chili di carico a passo. È un numero concreto. Lo senti quando scendi le scale senza temere il primo gradino.
Non anticipo subito il piatto. Prima un’immagine. Pensa alle articolazioni come a ingranaggi. Hanno bisogno di olio pulito, non di sabbia. Alcuni cibi lubrificano, altri graffiano. L’obiettivo non è l’eliminazione di tutto ciò che “piace”, ma un equilibrio che abbassi la fiamma interna. Bere acqua. Dormire bene. Muovere le anche con ritmi dolci. Poi, sì, scegliere i cibi giusti.
I 5 alimenti “tagliando” da mettere nel piatto
Pesce azzurro. Sgombro, sardine, salmone. Qui trovi omega-3 EPA e DHA. Due porzioni a settimana aiutano a ridurre mediatorì come IL‑6. In alcuni studi 2–3 g/die di EPA+DHA attenuano la rigidità mattutina nell’artrite. Per la vita di tutti i giorni, punta alla regolarità. Se assumi anticoagulanti, parla con il medico.
Olio extravergine di oliva. È il cardine. Ricco di polifenoli e di oleocantale, molecola con azione simile, per via enzimatica, a una piccola dose di ibuprofene. Non è un farmaco, ma è un alleato. Usa un paio di cucchiai al giorno a crudo. Senti la differenza anche sul gusto: pizzica un po’? È il segno dei polifenoli.
Curcuma con pepe nero. La curcumina è l’ingrediente attivo. Funziona meglio con un grasso (EVO) e con piperina che ne aumenta l’assorbimento. In cucina basta mezzo cucchiaino nella zuppa o sulle uova. Gli studi usano capsule da 500–1000 mg: è un’altra cosa. Se hai calcoli biliari o prendi antiaggreganti, serve cautela.
Frutti di bosco e ciliegie amarene. Mirtilli, more, fragole, amarene. Le loro antocianine contrastano lo stress ossidativo. In ricerche cliniche piccole porzioni quotidiane hanno ridotto la CRP. Il succo di amarena mostra segnali interessanti su dolore e recupero muscolare, e aiuta chi lotta con gli urati. Una ciotola da 150 g al giorno è un obiettivo realistico.
Noci e semi di lino. Sono pratici e potenti. Aggiungono ALA, la forma vegetale degli omega-3, fibre e antiossidanti. Una manciata (30 g) abbassa l’infiammazione sistemica nel tempo. I semi di lino macinati si mescolano allo yogurt, alla minestra, all’insalata. Semplicità che lavora in background.
Puoi affiancare yogurt o kefir. I fermentati sostengono il microbiota e, in studi recenti, hanno ridotto marcatori infiammatori in poche settimane. Non sono un analgesico, ma preparano il terreno.
Due note pratiche. Evita picchi glicemici: zuccheri e farine raffinate alimentano la fiamma. Scegli proteine magre e verdure a foglia verde, ricche di vitamina K, amiche della cartilagine. E muoviti: camminata, bici leggera, esercizi eccentrici. Il cibo spegne l’incendio, il movimento allinea i muri.
Io, il primo sollievo l’ho sentito in cucina: padella tiepida, EVO che profuma, sardine e limone. Niente fanfare. Solo un gesto quotidiano. Tu da dove inizi il tuo “tagliando”: dalla dispensa o da una passeggiata al sole?



