Cuore e altitudine: 5 consigli pratici per camminare in montagna senza paura

Un sentiero non giudica: ti chiede solo di ascoltare il respiro, misurare il passo, concederti tempo. Anche con l’ipertensione, la montagna può restare una compagna: basta salire con testa, cuore e qualche rito semplice per sentirsi al sicuro.

C’è chi rinuncia alla prima salita appena vede un cartello con la quota. Eppure, con ipertensione ben seguita, la montagna non è un tabù. Sopra i 1.500–2.000 metri la pressione arteriosa può crescere di qualche punto, spesso 5–10 mmHg nei primi giorni. Succede perché c’è meno ossigeno e il corpo si attiva. Non è un allarme, è fisiologia. Qui sta la prima regola: non interrompere mai la terapia. Parlane con il medico prima di partire. In alcuni casi conviene un lieve aggiustamento. Molti studi mostrano che, dopo i primi giorni di acclimatazione, tante persone tornano verso i propri valori abituali.

Mi porto spesso un ricordo: un signore di sessant’anni, zaino leggero, misuratore in tasca. La sua routine salvagita? Tre passi, un respiro profondo, una sosta breve al sole. Dopo due giorni sopra quota, la salita gli chiedeva meno. Non cercava il record. Cercava la fiducia. È la stessa che puoi costruire anche tu.

Le precauzioni d’oro per la quota

Non sospendere i farmaci. Programma il monitoraggio: misura la pressione al mattino e la sera per i primi due giorni in quota, seduto e dopo cinque minuti di riposo. Evita l’abuso di FANS per i dolori (es. ibuprofene, naprossene). Possono alzare la pressione, ridurre la funzione renale e interferire con i farmaci antipertensivi. Se serve un antidolorifico, chiedi prima al medico quale sia più adatto per te. Idratazione regolare. In quota respiri aria più secca. Bevi a piccoli sorsi, anche senza sete. L’acclimatazione ringrazia. Ascolta il battito. Un leggero aumento di frequenza cardiaca a parità di sforzo è normale. Se la fatica diventa insolita o compare mal di testa forte, fermati e scendi un po’.

Cinque consigli pratici per salire sereni

Salita graduale. Se pernotterai in quota, aumenta l’altitudine di dormita di 300–400 m al giorno per i primi due giorni. In gita giornaliera, limita il dislivello nelle prime uscite e allunga solo se stai bene. Passo regolare. Usa il “metronomo del respiro”: inspira per tre passi, espira per tre. Mantieni frasi brevi mentre parli; se non riesci, rallenta.

La camminata in montagna così diventa sostenibile. Zaino leggero, percorso chiaro. Riduci lo sforzo inutile. Scegli sentieri con pendenze costanti e fondo stabile. Bastoncini e scarponi ben regolati proteggono le articolazioni e riducono il bisogno di antidolorifici. Strumenti semplici. Porta un misuratore affidabile e, se vuoi, un pulsossimetro. Un diario di due righe basta: ora, quota, pressione e come ti senti. I dati aiutano te e il medico. Energia giusta. Colazione salata leggera, spuntini a base di carboidrati semplici e un po’ di proteine. Evita alcol in salita. Dormi bene la notte prima: la pressione è più stabile quando hai riposato.

Con un passo che ti somiglia e il giusto monitoraggio, la quota può persino diventare un alleato del benessere cardiovascolare. La scienza lo conferma, l’esperienza lo rende vero. Il sentiero è lì, indifferente alle paure: quale sarà la tua prima curva da affrontare senza fretta, ascoltando il suono pulito del tuo respiro?

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