Caffè e pressione alta: la verità su quante tazzine puoi bere ogni giorno

Il profumo della moka accesa al mattino rassicura, ma quando si convive con la pressione alta ogni sorso sembra una domanda: quante tazzine posso bere senza rischiare? Qui trovi una risposta chiara, senza rinunciare al piacere del caffè.

La scena è semplice: tazzina calda, agenda piena, ipertensione da tenere a bada. Il dilemma resta. Il caffè fa bene o fa male? E soprattutto: quanto è “troppo”? Prima di contare le tazzine, capiamo come agisce davvero la caffeina.

Cosa fa il caffè alla pressione

Dopo un espresso, la pressione può salire in modo lieve e temporaneo. Negli adulti abituati al caffè l’aumento tipico è modesto, spesso nell’ordine di 5–10 mmHg nelle prime 1–2 ore. La risposta è personale: conta il metabolismo, l’orario, se hai dormito poco, se hai bevuto a stomaco vuoto. Con l’abitudine si sviluppa tolleranza, e il picco si attenua. Un modo pratico per conoscerti: misura la pressione a casa 30–60 minuti dopo il caffè per qualche giorno. Dati alla mano, decidi. È un gesto semplice che affianca i tuoi farmaci e ti restituisce controllo.

E arriviamo al punto: per chi ha ipertensione ben controllata dalla terapia, un consumo moderato di 2–3 tazzine al giorno non risulta in genere dannoso. Un espresso italiano apporta circa 60–80 mg di caffeina; due o tre caffè portano a 120–240 mg, una quota considerata moderata. Il caffè offre anche antiossidanti utili al sistema vascolare. La cautela resta importante: non accumulare tazze a ridosso della sera, per evitare disturbi del sonno e picchi pressori ravvicinati. Se la pressione non è stabile, se hai aritmie, ansia marcata o gravidanza, confrontati con il medico prima di fissare la tua soglia.

Come scegliere bene nell’arco della giornata

Punta su rituali intelligenti. Mattina e tarda mattina per l’espresso; dopo pranzo passa al decaffeinato: preserva aroma e gusto con 2–5 mg di caffeina per tazzina. Se ami la moka, la caffeina per tazza è simile all’espresso; il filtro ha volumi maggiori e può salire molto. Alterna con acqua: l’idratazione aiuta la pressione.

Capitolo zucchero. Abituati al caffè amaro o, al limite, macchiato con un goccio di latte. L’accoppiata caffeina + picco di glicemia da zucchero non è amica delle arterie. Le prove sulla sinergia diretta non sono definitive, ma l’esposizione ripetuta a zuccheri semplici è un fattore noto per la salute del cuore. Un cucchiaino in meno, ogni giorno, fa differenza nel lungo periodo.

Due dettagli che contano: Spazia le tazze di almeno 2–3 ore. Il corpo gradisce ritmo, non raffiche. Evita il caffè dopo metà pomeriggio: la caffeina può restare attiva 6–8 ore e il sonno corto fa salire la pressione il giorno dopo.

Se cerchi un criterio facile: mantieniti su 2–3 tazzine quando la terapia tiene i valori nel range, scegli il decaffeinato nel pomeriggio, niente zucchero. E osserva la tua risposta, non quella del vicino di scrivania.

Alla fine, il caffè è un dialogo con il corpo. Ascolta il battito, non l’orologio. La moka borbotta in cucina: quante tazze oggi? Forse la risposta è nella calma con cui alzi la tazzina, e nella serenità con cui la appoggi.

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