La truffa del Bancomat: come ti convincono a ricaricare la carta del ladro al posto della tua

Negli ultimi mesi si sta diffondendo una truffa particolarmente subdola che sfrutta la fretta, la buona fede e la scarsa familiarità con le operazioni al Bancomat. Non si tratta di clonazioni o hackeraggi sofisticati, ma di un inganno psicologico che porta la vittima a fare tutto da sola: inserire la carta, digitare il PIN e, senza rendersene conto, ricaricare la carta del truffatore invece della propria.

È una truffa silenziosa, spesso scoperta solo quando i soldi sono già spariti.

Come nasce l’inganno

Il copione è quasi sempre lo stesso. La vittima viene avvicinata nei pressi di uno sportello Bancomat, spesso da una persona dall’aria tranquilla, educata, a volte persino in difficoltà. Il truffatore finge di avere un problema: la carta che non funziona, il conto bloccato, una ricarica urgente da fare per un figlio o un parente.

Il punto chiave è uno solo: creare confusione e urgenza. In quella condizione, la vittima abbassa le difese e accetta di “dare una mano”, convinta di stare semplicemente assistendo qualcuno in difficoltà.

Il meccanismo della ricarica sbagliata

Il trucco della carta “simile”

Il truffatore mostra una carta molto simile a un bancomat o a una carta prepagata comune. A volte dice che serve solo “appoggiarla” o “inserirla un attimo”. In realtà, la carta che finisce nello sportello è quella del ladro, mentre la vittima inserisce la propria per “autorizzare” l’operazione.

Nel caos del momento, tra indicazioni confuse e gesti rapidi, la vittima non si rende conto che il denaro sta andando su un conto che non è il suo.

Il ruolo della voce e della fretta

Un elemento fondamentale è la guida verbale. Il truffatore parla continuamente, indica i tasti da premere, distrae con frasi come “faccia presto che lo sportello si blocca” oppure “è un’operazione semplice, l’ho già fatta mille volte”. Tutto serve a impedire alla vittima di fermarsi a leggere ciò che compare sullo schermo.

Quando la ricarica viene confermata, i soldi sono già persi.

Perché questa truffa funziona così bene

Funziona perché non viola tecnicamente il sistema, ma sfrutta il comportamento umano. Il Bancomat non viene manomesso, il PIN non viene rubato con strumenti esterni. È la vittima stessa a eseguire l’operazione, convinta di fare qualcosa di diverso.

Inoltre, molti non sanno che le ricariche su carte prepagate sono immediatamente definitive. Una volta autorizzate, non possono essere annullate né recuperate facilmente, nemmeno con una denuncia immediata.

I segnali che devono farti fermare subito

Ci sono alcuni campanelli d’allarme che non vanno mai ignorati. Nessuno sconosciuto dovrebbe chiederti di usare la tua carta o di digitare il tuo PIN per risolvere un suo problema. Nessuno dovrebbe metterti fretta davanti a uno sportello automatico. E soprattutto, nessuna operazione va fatta senza leggere attentamente cosa appare sullo schermo.

Se qualcuno insiste, si innervosisce o prova a minimizzare i tuoi dubbi, è il momento di interrompere tutto e allontanarti.

Cosa fare se ti accorgi della truffa

Se realizzi di essere stato raggirato subito dopo l’operazione, la prima cosa da fare è bloccare la carta e contattare immediatamente la banca. Subito dopo è fondamentale sporgere denuncia, fornendo orari, luogo e, se possibile, descrizione della persona.

Anche se il recupero del denaro non è garantito, la segnalazione è importante per aiutare le autorità a individuare schemi ricorrenti e prevenire altri raggiri.

La regola d’oro da ricordare

Davanti a un Bancomat non si aiuta nessuno. Non è mancanza di educazione, è autodifesa. Le truffe moderne non hanno più bisogno di forza o minacce: basta una voce calma, una storia credibile e qualche secondo di distrazione.

Conoscere questi meccanismi è il modo migliore per non cadere nella trappola e per proteggere non solo i propri soldi, ma anche quelli di chi potrebbe trovarsi nella stessa situazione.

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