Una sera, luce bassa in cucina, lo smartphone vibra: “Possiamo farle fruttare la pensione in poche mosse”. Voce gentile, grafici che salgono, parole rassicuranti. Sembra l’inizio di un’opportunità. In realtà, spesso è l’inizio di una trappola ben costruita.
Investire online è comodo. Le app sono pulite, i messaggi chiari, le offerte a portata di tap. Non tutto è inganno, ovvio. Ma i numeri delle denunce per truffe online crescono da anni in modo stabile, e la perdita media per vittima si misura in migliaia di euro. Non serve allarmarsi. Serve una bussola.
Prima regola: tempo. Un investimento serio non ti chiede fretta. Se qualcuno ti incalza, rallenta. Fai domande. Pretendi chiarezza sulle commissioni, sui rischi, sulla sede della società. Un interlocutore affidabile risponde con pazienza e documenti verificabili.
Arriviamo al punto: oggi i ladri non forzano più le porte di casa. Entrano dallo schermo del telefono. Si presentano come consulenti finti, competenti e premurosi. Dicono di far crescere la tua pensione o i tuoi risparmi con operazioni semplici e “sicure”. Il copione è sempre simile: ti mostrano grafici che salgono, ti fanno vedere piccole “vincite” sul conto della loro piattaforma, ti invitano a raddoppiare l’importo. Quando chiedi di ritirare, scattano gli ostacoli: “manca una tassa di sblocco”, “serve un ultimo versamento”, “l’account è in revisione”. Poi spariscono.
Questo non è un dettaglio folkloristico. Le segnalazioni ufficiali parlano di un aumento a doppia cifra delle truffe di investimento veicolate via social, chiamate da call center esteri e app di messaggistica. Il bersaglio è spesso chi cerca rendimenti per integrare la pensione o proteggere un gruzzoletto. Il messaggio è sempre lo stesso: guadagni rapidi, rischio minimo, assistenza dedicata. Nessuno regala soldi sul web.
Come riconoscere le trappole
Promesse di guadagni garantiti o “zero rischio”. Pressione a versare subito, magari con bonus a scadenza. Richiesta di installare software di accesso remoto al dispositivo. Pagamenti su IBAN esteri o a società sconosciute. Piattaforme non autorizzate, senza riferimenti chiari a CONSOB/ESMA. Prelievo bloccato e richiesta di “imposte” o “commissioni di uscita”.
Fai un test rapido: la società è nell’elenco degli intermediari autorizzati? C’è un indirizzo fisico verificabile? Il contratto spiega chi custodisce i fondi e dove? Non basta un sito elegante. Controlla l’eventuale presenza in elenchi di operatori abusivi. Diffida di recensioni tutte entusiastiche e uguali. Chi lavora in regola mostra trasparenza, non fretta.
Cosa fare prima di muovere denaro
Parla con i tuoi figli o con una persona di fiducia. Un secondo sguardo smonta molte illusioni. Chiama la tua banca di fiducia. Chiedi se il soggetto è noto e come impostare limiti e alert su bonifici e carte. Verifica le autorizzazioni su registri ufficiali e cerca eventuali segnalazioni di abusivismo. Non inviare documenti via chat. Non condividere codici o OTP. Mai. Stabilisci una “regola delle 48 ore”: nessun versamento senza due giorni di riflessione.
Se hai già inviato denaro, agisci subito. Contatta la banca per bloccare o richiamare i bonifici. Cambia password, rimuovi software sospetti, conserva schermate e chat. Segnala alle forze dell’ordine. La tempestività può fare la differenza.
Proteggere i risparmi non è paranoia. È buon senso. Prima di ogni spostamento di denaro, parlane con i tuoi figli, con la tua banca o con la Polizia Postale. La tecnologia apre porte meravigliose, ma va usata con la stessa cura con cui chiudi il portone la sera. Davanti a una promessa scintillante, fermati un istante: a chi chiederai il prossimo parere?



