Una telefonata nel tardo pomeriggio. Una voce ferma, educata. “Sono il dottore, sua nipote è in un ospedale all’estero”. In un istante, la paura apre la porta che la prudenza teneva chiusa.
Capita così. Il telefono squilla quando la casa è silenziosa. La nonna stringe la cornetta. La mente corre ai figli lontani, ai nipoti in viaggio. Mancano certezze, avanza l’ansia. È il terreno ideale per la truffa del finto medico.
Negli ultimi anni le forze dell’ordine segnalano un aumento costante di frodi contro gli anziani. Dati specifici su questa variante “all’estero” non sono sempre pubblici o aggiornati in modo uniforme. Ma il copione si ripete con poche varianti. E funziona perché sfrutta la fretta, la paura e il senso di responsabilità.
Come agisce il “finto medico” all’estero
La chiamata arriva da numero sconosciuto, talvolta con prefisso estero. Una voce professionale si presenta. Dice di essere in ospedale. Nomina un parente. “È in viaggio, ha avuto un incidente”. Di solito chiede discrezione, invoca la privacy. A volte una seconda voce, rotta dal pianto, finge il familiare.
Poi la richiesta. “Serve subito denaro per l’intervento”. Propongono un bonifico istantaneo. Oppure inviano un corriere a casa per ritirare contanti e preziosi “come garanzia”. Spingono a non chiamare nessuno. Dicono che ogni minuto è vitale. Creano rumore di reparto. Offrono dettagli confusi ma credibili. Se l’anziano esita, insistono: si agganciano alla paura.
Questo è il punto centrale: l’urgenza è l’arma. Non è medicina, è regia. Il tempo stretto azzera i controlli. Se il denaro parte, sparisce. Se il corriere entra, porta via tutto in pochi secondi.
Campanelli d’allarme e difese pratiche
Urgenza estrema + richiesta di denaro = campanello d’allarme.
Divieto di avvisare altri familiari. Altro segnale chiave.
Rifiuto di essere richiamati attraverso il centralino dell’ospedale.
Pressione su contanti, gioielli, codici o documenti.
Dettagli vaghi su luogo, reparto, diagnosi.
Come reagire, in concreto:
Fermati. Respira. Chiudi la chiamata. Usa un altro telefono se il fisso potrebbe restare “occupato” dalla linea del truffatore.
Chiama subito il parente, usando il numero salvato in rubrica. Se non risponde, contatta un altro familiare o un vicino o direttamente la polizia.
Verifica la struttura: cerca il numero ufficiale dell’ospedale e passa dal centralino. Chiedi se la persona risulta ricoverata. Non usare numeri dettati al telefono.
Mai consegnare contanti, preziosi o bonifici su richiesta telefonica. Nessun medico serio invia un corriere.
Non condividere dati sensibili, foto di documenti, IBAN, PIN.
Concorda in famiglia una semplice parola d’ordine da usare in emergenza. Vale più di mille scuse.
Se qualcuno bussa per ritirare denaro, non aprire. Chiama subito il 112. Segnala e, quando possibile, presenta denuncia: ogni informazione aiuta le indagini e tutela altri.
Un aneddoto utile. Una signora ha chiesto il nome del primario, il numero del reparto e il codice interno di ricovero. Ha detto: “La richiamo passando dal centralino”. Dall’altra parte hanno chiuso. A volte basta un controllo per far crollare la scenografia.
La sera torna quieta. Il telefono riposa. Resta una domanda, semplice e potente: quale voce scegliamo di allenare, quella della paura o quella del controllo? Un promemoria sul frigorifero, due numeri in rubrica, una parola d’ordine condivisa. Forse la vera cura, qui, è questa piccola architettura di fiducia. E il coraggio di usarla al primo squillo.



