Conto+corrente+condiviso%3A+i+rischi+e+i+vantaggi+che+ogni+famiglia+dovrebbe+conoscere.
generaonlusit
/notizie/conto-corrente-condiviso-i-rischi-e-i-vantaggi-che-ogni-famiglia-dovrebbe-conoscere/amp/

Conto corrente condiviso: i rischi e i vantaggi che ogni famiglia dovrebbe conoscere.

Condividere un conto è come mettere le chiavi di casa su un unico gancio all’ingresso: tutto è più semplice, ma serve disciplina. Tra praticità quotidiana e nodi legali, il conto condiviso può essere un alleato o una trappola. La differenza la fa la consapevolezza.

Il conto corrente cointestato nasce per semplificare. La legge (Art. 1298 c.c.) presume che le somme siano di tutti in parti uguali, salvo prova contraria. È utile per le spese comuni: utenze, affitto, spesa. Il vantaggio è chiaro: fondi subito disponibili, meno frizioni, una visione unica.

Esistono due modalità. La firma congiunta richiede il consenso di tutti per ogni movimento. Massima prudenza, però poca agilità. La firma disgiunta consente a ciascuno di operare in autonomia. Rapida e comoda, ma chiede fiducia senza sconti.

Immagina: Anna e Marco impostano la firma disgiunta. Gli addebiti partono senza intoppi, i bonifici volano. Funziona finché le regole sono chiare: quanto versare, fino a che cifra si può prelevare, chi controlla gli estratti. È qui che le famiglie più serene hanno un vantaggio: parlano prima, non dopo.

Un’osservazione spesso trascurata: alcune banche offrono alert in tempo reale e limiti personalizzabili. Sono dettagli che cambiano la vita pratica. Se il conto è lo strumento, la regola è la sua custodia.

I rischi nascosti e come gestirli

La condivisione ha un lato serio. La solidarietà passiva (Art. 1854 c.c.) consente alla banca e ai creditori di rivalersi su tutto il saldo anche se il debito è di uno solo. Tradotto: un pignoramento contro un cointestatario può bloccare il conto comune, toccando anche il denaro dell’altro. Esempio tipico: un vecchio finanziamento finito male o una cartella esattoriale. Il blocco può fermare stipendi e pagamenti ricorrenti.

Capitolo delicatezza: la successione. Se un cointestatario muore e il conto è a firma disgiunta, il superstite può tecnicamente operare. Nella prassi, molte banche però limitano i movimenti quando ricevono notizia del decesso per tutelare gli eredi legittimi. Prelievi “di corsa” possono essere contestati. Serve misura: conservare prove su chi ha versato le somme e coordinarsi con il notaio riduce attriti.

C’è poi la donazione indiretta. Se uno versa stabilmente i propri risparmi sul conto comune, di fatto trasferisce metà all’altro. Non è folklore: ha effetti fiscali e successori. Oggi, tra coniugi e figli esiste una franchigia rilevante e un’aliquota del 4% sull’eccedenza; per altri rapporti le aliquote salgono (6% o 8%) e le soglie cambiano. Verifica sempre gli importi aggiornati prima di muovere somme importanti.

Strategie sagge, semplici e concrete: Stabilisci per iscritto regole di versamento e limiti di spesa. Mantieni piccoli conti personali per l’autonomia finanziaria. Usa la firma congiunta per somme “patrimonio” e la disgiunta per le spese vive. Tieni traccia dei versamenti con note chiare: chi ha messo cosa, quando e perché. Prevedi una delega d’uso invece della cointestazione se non c’è piena simmetria economica. In ottica eredità, pianifica: testamento, polizze dedicate, o un conto “di passaggio” per i flussi mensili.

Non esistono dati pubblici univoci sulla percentuale di famiglie che usano conti condivisi in Italia; le indagini campionarie li indicano come diffusi tra coppie e conviventi, ma con pratiche molto eterogenee. Questo conferma un punto: non c’è un modello giusto per tutti. C’è il modello giusto per voi.

Alla fine, un conto condiviso somiglia a un tavolo di cucina: si paga, si decide, si sogna. La domanda è semplice e impegnativa: quali regole lo rendono un luogo di fiducia, e quali limiti vi proteggono nei giorni storti?

Published by
Delania Margiovanni