Le prime amicizie, gli sguardi in classe, la paura di sbagliare: sono i piccoli canyon dell’infanzia. Il bonus psicologo offre un ponte semplice per attraversarli, con passo leggero e sguardo avanti.
Bonus psicologo per bambini: il supporto per affrontare le prime sfide sociali
Crescere oggi è intenso. La scuola entra presto nella vita. Le regole non sono sempre chiare. I giochi cambiano in fretta. Un bimbo può chiudersi. Un altro può scoppiare. Un genitore osserva e si chiede: è solo una fase?
Mi torna in mente un corridoio di scuola. Un bambino di sette anni si morde la manica prima di entrare. Dopo poche sedute con una professionista, ha trovato parole nuove. Ha scoperto che la paura sta nel petto e chiede respiro. Ha capito che può alzare la mano anche quando trema. Non è magia. È lavoro educativo sulle emozioni.
Perché intervenire presto
Il sostegno psicologico non “cura” un difetto. Offre strumenti. Allena la voce interiore. Aiuta la gestione delle emozioni, la relazione con i pari, l’autostima. Stime internazionali indicano che circa metà dei disturbi mentali inizia entro i 14 anni. Intervenire prima riduce il rischio che un disagio lieve diventi cronico. In Italia la richiesta di aiuto per l’età evolutiva è in aumento. Non esistono però dati nazionali omogenei sulle liste d’attesa. Questo rende ancora più prezioso un canale accessibile e ordinato.
Qui entra in gioco il bonus psicologo. È un contributo pubblico per sessioni di psicoterapia. Vale per adulti e bambini. Per l’infanzia, significa avere uno spazio sicuro con un professionista che traduce silenzi e scatti in mappe chiare. Non è un privilegio. È prevenzione. È un modo concreto per mettere al centro il benessere mentale in famiglia.
Come richiederlo in pratica
Si accede dai canali ufficiali INPS, con SPID, CIE o CNS. La domanda si presenta nelle finestre fissate ogni anno. Importi, requisiti ISEE, graduatorie e numero massimo di sedute variano in base ai provvedimenti vigenti. I fondi sono limitati e si assegnano fino a esaurimento. In caso di accoglimento, si riceve un codice da comunicare allo psicologo o allo psicoterapeuta aderente. La famiglia sceglie il professionista tra gli iscritti all’Albo che partecipano all’iniziativa. Le regole cambiano nel tempo. Se mancano date o cifre aggiornate, è perché non sono ancora pubblicate. Conviene verificare sul portale INPS la sezione dedicata al contributo per sessioni di psicoterapia e, se serve, chiedere supporto al pediatra o all’Ordine regionale degli Psicologi.
Come si usa al meglio? Si parte da obiettivi chiari e misurabili. “Riuscire a restare in classe senza uscire a piangere”. “Chiedere il turno senza urlare”. “Fare un invito al compagno di banco”. Piccole azioni, grande impatto. Il professionista lavora con il bambino e con i genitori. Introduce routine emotive: un diario semplice, una scala del “quanto mi agito”, un rituale di respiro prima dell’ingresso a scuola. La scuola può collaborare con un patto breve e concreto.
Ogni percorso è diverso. Alcuni bambini cambiano in poche settimane. Altri chiedono più tempo. L’importante è togliere stigma e fretta. Il supporto psicologico non toglie il carattere. Lo orienta. Lo fa crescere in modo sano.
Penso a una stanza con fogli grandi e pastelli. Un bimbo disegna un ponte su un fiume agitato. Lo guarda e sorride. Forse è questo il senso del bonus: mettere tavole solide dove l’acqua corre. Quale ponte vorremmo lasciare ai nostri figli, quando il mondo li invita al primo salto?



