Trasferimento forzato e 104: la guida legale per non perdere il diritto all’assistenza

Una lettera di trasferimento arriva all’improvviso. Sul tavolo resta una domanda semplice e enorme: come faccio a continuare a prendermi cura di chi dipende da me? Questa guida entra nel merito dei tuoi diritti quando assisti un familiare con disabilità grave e l’azienda vuole spostarti altrove.

La vita reale non aspetta i tempi dell’ufficio. Chi assiste un genitore, un figlio, il coniuge sa che ogni ora ha un peso. In Italia, secondo dati pubblici recenti, milioni di persone fanno da caregiver in modo regolare. La Legge 104 nasce anche per loro. Non è un favore: è un diritto.

Solo a metà storia si capisce la forza di questo scudo. L’art. 33 della 104 riconosce, per chi assiste un familiare con handicap grave (accertato ai sensi dell’art. 3, comma 3), il diritto a non essere trasferito contro la propria volontà. La Cassazione negli ultimi anni ha reso questa tutela ancora più solida. Il divieto di trasferimento non vale solo contro lo spostamento “punitivo”. Opera anche quando l’azienda riorganizza, chiude una sede o sposta un intero reparto.

Quando l’azienda può superare lo scudo

Capita di rado, ma succede. Se il sito chiude del tutto e non esistono posizioni equivalenti in zona. Se la presenza in sede è essenziale e non sostituibile. Se l’assistenza è già garantita da altri familiari in modo effettivo e continuativo, e lo spostamento non la compromette. Ogni valutazione è concreta, caso per caso. Dove non ci sono dati certi, i giudici chiedono prova rigorosa all’azienda.

Un consiglio pratico (che evita guai)

Tieni documenti aggiornati. Annota orari di assistenza, visite, terapie. Conserva email e PEC. Parla presto e chiaro con le risorse umane. Le soluzioni intermedie spesso salvano il lavoro e la cura.

Se il confronto si blocca, non restare solo. È fondamentale rivolgersi a un patronato o a un avvocato giuslavorista. La tutela della 104 è forte, ma non si attiva da sé: va fatta valere con i documenti giusti e nei tempi giusti. Alla fine, la domanda torna semplice: di fronte a un bisogno fragile, quale organizzazione vogliamo essere?

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