Probabilmente stai pagando troppo o troppo poco la badante: ecco la cifra corretta

Qual è la cifra corretta che dovrebbe essere pagata una badante nel nostro Paese: facciamo chiarezza sulla situazione contrattuale.

In Italia la colf, la badante, la baby sitter non sono semplici collaboratrici: per molte famiglie rappresentano un aiuto fondamentale, spesso indispensabile: si occupano della casa, degli anziani, dei bambini e in tanti casi diventano un punto di riferimento quotidiano. Eppure, quando si parla di stipendio, contributi e livelli contrattuali, regna ancora molta confusione, perché quella che si è determinata negli anni è una vera e propria giungla dal punto di vista dei diritti di queste lavoratrici.

badante con anziana
Probabilmente stai pagando troppo o troppo poco la badante: ecco la cifra corretta (Generaonlus.it)

È una scena comune: si fa un bonifico ogni mese e, anche solo per un attimo, ci si chiede se l’importo sia davvero corretto: si teme di pagare troppo, oppure molto più probabilmente troppo poco. Nel lavoro domestico basta un piccolo errore, un livello sbagliato, un aumento non aggiornato, contributi calcolati con troppa disinvoltura, per trovarsi fuori regola senza nemmeno rendersene conto, e se scattano i controlli, i guai sono assicurati.

La cifra corretta che deve prendere una colf per un’ora di lavoro

Nel 2026 però c’è un numero preciso da tenere a mente, che aiuta a fare chiarezza ed è la cifra di riferimento che dal primo gennaio viene ritenuta la retribuzione oraria minima per una colf non convivente di livello B, vale a dire la classica collaboratrice domestica che si occupa di pulizie e mansioni generiche. Il compenso equo è pari a 7,01 euro l’ora e l’adeguamento della tariffa è direttamente legato all’aumento del costo della vita calcolato secondo gli indici ISTAT e aggiornato ogni anno.

una colf coi panni tra le mani
La cifra corretta che deve prendere una colf per un’ora di lavoro (Generaonlus.it)

Questo significa che se a gennaio è stata pagata una cifra inferiore, la differenza va integrata, anche se l’errore è stato involontario, per non incappare in brutte sorprese. Anche se ci si accorge dopo qualche settimana, l’adeguamento è retroattivo e deve essere sistemato. Molte famiglie però si concentrano solo sulla cifra e non sul punto più importante: il livello contrattuale, e anche qui ci sono davvero molte differenze tra categorie.

Il livello contrattuale giusto di una colf o badante

Nel lavoro domestico, infatti, non conta solo “quanto paghi”, ma “per cosa paghi”: il contratto prevede diversi livelli, ognuno legato a mansioni specifiche e responsabilità differenti. Se una persona svolge attività semplici di pulizia, riordino e aiuto domestico senza compiti specialistici, il livello B è spesso quello corretto, ma se invece si occupa dell’assistenza a una persona non autosufficiente, o svolge compiti che richiedono competenze particolari, il livello cambia e con esso anche la paga minima.

una colf con una vaschetta di detergenti tra le braccia
Il livello contrattuale giusto di una colf o badante (Generaonlus.it)

Questa può arrivare per collaboratori super qualificati e notturni, categoria DS, alla cifra di 9,97 euro all’ora e bisogna stare molto attenti alla qualifica giusta. Un errore di inquadramento può portare a due conseguenze opposte: pagare più del dovuto per mansioni semplici oppure, al contrario, essere sotto il minimo previsto senza saperlo. Guardando la tabella delle retribuzioni minime orarie, per il 2026, ci sono circa 3,50 euro all’ora di differenza tra livelli, mica poco.

Come funziona il pagamento dei contributi

Quando si parla di paga oraria, spesso si guarda solo al netto che arriva alla lavoratrice, ma in realtà il costo per la famiglia è più alto, perché bisogna aggiungere i contributi previdenziali da versare all’INPS. Anche in questo caso, considerando un contratto standard da 24 ore a settimana, questi variano in base alla qualifica, ma generalmente partono da circa 1,70 euro all’ora, di cui una parte è trattenuta alla lavoratrice e una parte resta a carico del datore di lavoro.

Se invece si superano le 24 ore settimanali, il sistema cambia e si applica una retribuzione convenzionale con contributi diversi, ed è proprio qui che molte famiglie si confondono, perché due situazioni apparentemente simili possono avere costi finali differenti. Per dirla in maniera davvero molto semplice, la paga minima è il punto di partenza, ma il netto in busta paga dipende dalle trattenute contributive, e infine ci sono delle “zone grigie”, che riguardano vitto e alloggio e il loro valore.

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