Una porta che sembrava chiusa si sta socchiudendo. Per molti, l’idea di chiedere l’indennità di accompagnamento evocava code, carte, risposte vaghe. Oggi no: la strada è più lineare, il linguaggio più umano. In più, se in passato ti hanno detto “non ti spetta”, questa volta potresti avere una risposta diversa.
Cosa cambia davvero con la nuova riforma
La riforma sulla Legge 104 sposta il baricentro. Non guarda solo la diagnosi. Valuta la vita che fai ogni giorno. Il punto non è “quanto sei malato”, ma “quanto puoi essere autonomo”. È un cambio di prospettiva concreto: una valutazione funzionale più nitida, meno burocrazia, procedure unificate.
Le commissioni INPS e sanitarie lavorano in modo più integrato. In molte zone si fa una sola visita, con atti digitali e referti pre-caricati. Questo riduce errori e incongruenze, che in passato pesavano sugli esiti. La prova? Con il nuovo portale INPS “Disabilità”, puoi caricare in anticipo i referti specialistici. Secondo le stime operative comunicate dall’INPS, questo taglia i tempi di accertamento fino al 40%. Meno attese, più chiarezza.
Il criterio per l’accompagnamento resta quello di sempre: serve assistenza continua perché non si deambula senza aiuto o non si compiono gli atti quotidiani. Ma la differenza sta nel come lo si accerta. Oggi pesano di più elementi come disorientamento, affaticamento severo, cadute ricorrenti, gestione dei farmaci, rischi domestici. Non sono “dettagli”: sono la vita vera. E chi era rimasto fuori per una lettura troppo rigida può rientrare.
Prendiamo esempio. Anna, 67 anni, Parkinson a esordio lento. Tre anni fa le dissero che “cammina ancora”. Oggi, con i diari delle fluttuazioni, le relazioni del neurologo e i report del caregiver sulla sicurezza in casa, il quadro cambia: l’autonomia è fragile, l’assistenza serve.
Come presentare la domanda oggi
La procedura è più semplice. E funziona meglio se la prepari bene:
Fai la domanda online con SPID, CIE o CNS sul portale INPS “Disabilità”. Carica prima della visita i referti recenti: specialisti, esami, piani terapeutici. Allegali in PDF, ordinati e datati. Descrivi per iscritto le difficoltà quotidiane: igiene, pasti, spostamenti, terapie, sicurezza. Usa esempi concreti e giorni-tipo. Porta eventuali certificazioni di ausili, fisioterapia, assistenza domiciliare. Chiedi al medico di famiglia un riepilogo funzionale chiaro, non solo la diagnosi.
Punti chiave da ricordare:
L’accompagnamento non dipende dal reddito e non richiede percentuali minime di invalidità civile. È incompatibile con il ricovero a tempo pieno a carico dello Stato. Se in passato l’hai chiesto e l’hanno negato, puoi ripresentare la domanda. La riforma e la nuova istruttoria possono portare a un esito diverso. Se hai urgenza, segnala la priorità motivata (fragilità, rischio di perdita dell’autonomia). È previsto.
Non tutti i territori si muovono alla stessa velocità. Alcune novità procedurali sono in roll-out e i tempi possono variare. Questo non cambia la sostanza: oggi la prova della tua non autosufficienza può emergere meglio, con documenti pertinenti e un racconto accurato della tua giornata.
A volte la vita si misura in piccoli gesti: alzarsi dal letto, tagliare il pane, ricordare una pillola. È lì che la nuova burocrazia semplificata vuole guardare. Se ti riconosci in questa immagine, è il momento giusto per verificare i requisiti e inviare la nuova domanda. Apri il portale, metti in fila i referti, racconta la tua routine. E chiediti: qual è l’aiuto che ti serve davvero per stare in piedi, ogni giorno, nel modo più dignitoso possibile?



