Esonero visite fiscali: quando il malato cronico non deve aspettare il medico INPS

Chi ha una malattia lunga lo sa: la giornata non obbedisce all’orologio. Ci sono visite fissate all’ultimo, esami imprevisti, stanchezze che arrivano senza avviso. Intanto, il sistema delle visite fiscali scandisce due finestre in cui restare a casa. Oggi, in genere, sono 10-12 e 17-19 per il privato; 9-13 e 15-18 per il pubblico. Servono a contrastare gli abusi. Ma non tutto è bianco o nero.

C’è una zona di realtà che sfugge ai modelli. Una terapia salvavita non si sposta per un campanello. Una patologia grave non lascia margini. E non di rado, chi combatte una malattia cronica deve scegliere tra cura e regola.

Ed ecco il punto: la legge lo sa. Solo che lo dice in un linguaggio difficile, e spesso nessuno te lo spiega con chiarezza.

Chi è esonerato davvero

Se hai una invalidità pari o superiore al 67% oppure rientri nelle patologie indicate da un decreto ministeriale come “gravi” e sottoposte a terapie salvavita, scatta l’esonero dalle visite fiscali. In concreto, non devi rispettare le fasce di reperibilità.

Nell’elenco rientrano, tra le altre, neoplasie in trattamento, insufficienze d’organo (come la dialisi), alcune fasi acute di malattie psichiatriche. L’elenco è tecnico e aggiornato per atto pubblico; se un caso non è chiaramente incluso, va valutato dal medico con prudenza. Non esistono database perfetti aperti al pubblico in tempo reale: è corretto dirlo.

Attenzione, però: l’esonero non è automatico. Serve che il medico di base, quando compila il certificato telematico, selezioni il giusto codice di esenzione previsto dalle regole INPS. È quella sigla a “blindare” il tuo diritto di uscire per visite, esami o necessità legate alla condizione clinica, senza rischiare trattenute.

Un esempio reale di vita quotidiana: Sara, 39 anni, fa dialisi tre volte a settimana. La chiamano per un controllo urgente alle 11.30. Senza esenzione, resterebbe inchiodata al citofono. Con il codice di esenzione inserito nel certificato, può andare. E lo stipendio non è a rischio.

Cosa fare in pratica

Parla con il tuo medico. Porta con te i documenti che provano la invalidità riconosciuta o la terapia in corso. Chiedi espressamente l’inserimento del codice di esonero nel certificato. Verifica poi, dalla tua area personale INPS, che il certificato risulti con l’esclusione dalle visite fiscali. Se non lo vedi, sollecita subito la correzione.

Quando esci, porta con te la prova dell’appuntamento: impegnativa, convocazione, ricevuta di accettazione. Non è un obbligo di legge, ma aiuta in caso di controlli o dubbi.

Ricorda due cose semplici: l’esonero ti libera dalle fasce orarie, non dalla buona fede. Uscire per cure, esami, terapie, o necessità connesse alla malattia è coerente con la tutela. Il datore di lavoro non può sanzionarti se il certificato telematico riporta l’esenzione corretta. Se l’esenzione manca, anche per errore, le regole si applicano in pieno.

Infine, una nota di metodo: le finestre orarie e i criteri sono stati unificati con il “polo unico” delle visite fiscali. Ad oggi sono questi; se cambiano, lo fa un atto ufficiale. Vale sempre la verifica aggiornata con medico e INPS.

La malattia insegna tempi diversi. L’esonero visite fiscali non è un privilegio, è una forma di realismo. Ti lascia respirare quando il respiro serve. E magari, la prossima volta che suona il campanello, non sarà un allarme: sarà solo qualcuno che passa a salutare. E tu dove sarai? Magari di ritorno da una cura che ti fa stare meglio.

Gestione cookie