Quando la cura assorbe ogni minuto e il calendario si fa stretto, il lavoro non dovrebbe diventare un nemico. C’è una strada concreta per tenere insieme responsabilità, reddito e dignità professionale. E spesso comincia con una domanda presentata al momento giusto.
Telefonate al nido, orari spezzati, turni da incastrare. Le giornate scorrono a colpi di post-it. Se sei madre o padre di un bambino con disabilità grave, ogni ritardo pesa il doppio. E tra nido e materna resta un vuoto. Non di volontà, ma di tempo.
A scegliere tra casa e lavoro. Né a correre il rischio di sembrare “inaffidabile” perché esci prima o chiedi un cambio turno. La verità è che la cura non è un imprevisto. È parte della vita. E merita una tutela chiara.
C’è uno strumento preciso. Non un favore, ma un diritto. Con la Legge 104, i genitori di figli con handicap grave possono ottenere il prolungamento del congedo parentale fino a un massimo complessivo di tre anni. Non si tratta di un salto nel buio: per tutto il periodo spetta un’indennità pari al 30% della retribuzione, erogata dall’INPS.
Perché copre quei mesi senza alternative, quando l’assistenza continua è necessaria e i servizi non bastano. E perché durante l’astensione il posto è protetto: non puoi essere sanzionato o subire licenziamento per l’uso legittimo del diritto. In più, i contributi sono accreditati come copertura contributiva figurativa: il tempo non “sparisce” dal tuo futuro previdenziale.
Il prolungamento spetta quando la commissione medica ha accertato la condizione di gravità del minore. Si può usare in modo continuativo o frazionato, in base alle necessità reali della famiglia. Di norma i genitori si alternano e non ne fruiscono nello stesso giorno per lo stesso bambino. Le regole di cumulabilità con altri permessi possono variare: se hai dubbi, verifica il tuo CCNL e le istruzioni INPS aggiornate.
Se ad esempio la retribuzione lorda mensile è 2.000 euro, l’indennità orientativa è di circa 600 euro lordi al mese (30%). L’importo reale dipende da calcoli giornalieri e dal contratto applicato: evita stime “al centesimo” senza un conteggio ufficiale.
La domanda si presenta online all’INPS (o tramite patronato), allegando il verbale che certifica la gravità e informando il datore di lavoro. Fallo con anticipo, preferibilmente prima della scadenza dei periodi ordinari di congedo: così eviti interruzioni nei pagamenti INPS e nella copertura contributiva. Conserva ricevute, protocolli e ogni comunicazione. La tracciabilità è la tua migliore alleata.
Parla con l’ufficio del personale. Concorda la modalità di fruizione più sostenibile per te e per il team. L’astensione può essere modulata a blocchi, scelta utile se stai aspettando un posto in materna o un servizio domiciliare.
Penso a Sara, infermiera turnista: ha usato sei mesi frazionati per coprire l’attesa dell’inserimento a scuola. È rientrata senza retrocedere di ruolo, con i contributi in ordine e la coscienza di non aver lasciato nessuno indietro.
Quanto vale il tempo giusto, quello in cui tuo figlio ti guarda e sa che ci sei? La legge può non risolvere tutto, ma apre una porta. Sta a noi varcarla con lucidità, prima che i giorni ci corrano via.