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Normative

Assistere un familiare dal lunedì al venerdì: come funziona il congedo straordinario 104

Hai un familiare che ha bisogno di te tutta la settimana lavorativa e senti il tempo scivolare tra orari, visite e telefonate? La buona notizia è che esiste uno strumento pensato proprio per coprire il ritmo dal lunedì al venerdì, senza compromettere il lavoro e senza perdere il filo della quotidianità.

Quando i 3 giorni non bastano

I classici 3 giorni di permesso 104 al mese aiutano, ma non coprono una settimana intera. Tre giorni sono una toppa, non una strategia. Se l’assistenza è continuativa, serve una misura più strutturata. Qui entra in gioco il congedo straordinario biennale previsto dalla normativa collegata alla Legge 104: non anticipiamo tutto subito, ma teniamolo sul tavolo come la carta davvero utile quando il calendario stringe.

Immagina la scena: turni, visite specialistiche, fisioterapia, pasti da organizzare. Lunedì vola, martedì pure, e a metà settimana i 3 giorni di permessi mensili sono già finiti. Per coprire l’intero lunedì–venerdì, la soluzione è chiedere il congedo straordinario biennale, che si può usare in modo frazionato a giorni. Non a ore, ma a giorni singoli. È la chiave per progettare una routine stabile: oggi sì, domani no, la prossima settimana tutte le mattine. Totale flessibilità, sempre dentro i limiti di legge.

Requisiti e organizzazione pratica

Il requisito cruciale è la convivenza con la persona con disabilità grave (accertata ai sensi dell’art. 3, comma 3). Va attestata in anagrafe e dichiarata nella domanda all’INPS. Esiste un ordine di precedenza: in genere hanno priorità coniuge o partner unito civilmente, poi genitori, figli, fratelli o sorelle conviventi. In assenza di dati certi su casi particolari, conviene verificare con l’INPS eventuali deroghe o aggiornamenti.

Durata: il congedo è massimo 24 mesi complessivi. Il limite vale sia per il singolo lavoratore sia, complessivamente, per la stessa persona assistita nell’ambito della famiglia. In pratica, i 24 mesi sono un “tesoretto” da gestire con attenzione.

Retribuzione e contributi: durante il congedo si riceve un’indennità economica commisurata all’ultima retribuzione, fino a un tetto annuale aggiornato ogni anno dall’INPS. Non si maturano ferie, tredicesima e TFR; i contributi figurativi coprono però il periodo ai fini pensionistici. Sono dettagli che incidono: prima di avviare un piano lungo, fate due conti con l’ufficio del personale o con un patronato.

Compatibilità: vige il divieto di cumulare, nello stesso mese e per la stessa persona assistita, il congedo straordinario e i permessi 104. Esistono eccezioni tecniche e circoscritte, ma non sono applicabili in modo generalizzato: se vi serve un incastro fuori dallo schema, chiedete un riscontro formale all’INPS prima di muovervi.

Si presenta la richiesta all’INPS e al datore di lavoro, indicando l’uso frazionato “a giorni”. Si pianificano i giorni settimanali (per esempio tutti i lunedì-venerdì del mese). Si mantengono documenti e calendari aggiornati: visite, terapie, orari. La tracciabilità aiuta in caso di verifica.

Un esempio reale: Chiara lavora full time e assiste il padre dopo una dimissione ospedaliera. Nei primi due mesi ha usato i permessi mensili; poi ha attivato il congedo biennale, prendendo congedo ogni lunedì-mercoledì-venerdì, e rientrando in ufficio martedì e giovedì. Quando le terapie sono diventate quotidiane, è passata a un blocco lunedì–venerdì per tre settimane. Il sistema ha retto perché aveva un piano, numeri chiari e un dialogo costante con HR.

Alla fine, non è solo burocrazia: è il tempo che scegliamo di mettere dove conta. C’è un momento, spesso la sera, in cui la casa tace e ci chiediamo se stiamo facendo abbastanza. La legge non può rispondere a questa domanda, ma può offrirci lo spazio per restare accanto. E a volte, è proprio quello lo scarto che cambia tutto.

Published by
Delania Margiovanni